.:.*.:.*.biglietti natalizi.*.:.*.:.



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n occasione delle festività natalizie la Tipolitotecnica ha realizzato i bigliettini Natalizi con il nostro logo.
Una parte del ricavato, sarà devoluto a sostegno delle nostre attività.

Puoi scegliere tra vari modelli che sono disponibili su flickr.
Visita questo link:
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http://www.flickr.com/photos/assoendometriosi.
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In allegato troverai il modulo d'ordine della Tipolitotecnica.

Ti ringraziamo di cuore per l'aiuto che ci vorrai dare.
Sonia


Modulo ordine



.:.*.soniaje 's dream .*.:.
.:.*.scritto il martedì, 24 novembre 2009.*.:. alle novembre 24, 2009 17:02.*.:.
.:.*. Lasciami dei commenti (1).*.:.


Nella Categoria: biglietti natalizi, biglietti natalizi






.:.*.:.*.Elettrodi anti-dolore.*.:.*.:.


Il principio l'emissione continua di impulsi elettrici confonde e annulla i segnali dolorosi della zona lombare e cervicale

Neurostimolazione per dire addio alle fitte


Giancarlo Calzolari Il dolore è il nostro grande nemico. In Italia facciamo assai poco per combatterlo nella maniera più efficace, anche se, recentemente, sono stati messi a punto nuovi e rivoluzionari metodi. Ne parliamo con il professor Pier Vittorio Nardi, direttore del centro del dolore che si trova nel policlinico Casilino, una delle strutture più efficienti e più moderne per debellare questa insidia. Quando parliamo di dolore, intendiamo riferirci soprattutto a quello neuropatico, perché contro quello, tremendo e angoscioso provocato dal cancro, si adottano altre metodiche. La Medtronic, in particolare, ha ideato e messo a punto in questi ultimi anni la neuromodulazione spinale che si basa su un piccolo apparecchio assai simile, come forma, a un pace maker cardiaco che, inserito sotto la pelle, emette impulsi elettrici i quali riescono a contenere e, addirittura, ad annullare le fitte angosciose del dolore. «Questa tecnica della neurostimolazione - ci dice il professor Nardi - permette di fare a meno, in molti casi, della morfina e degli altri farmaci che spesso determinano un sovraccarico del fegato e mettono in discussione la loro efficacia. Per comprendere il meccanismo della stimolazione con impulsi elettrici, ricordiamo una situazione assai comune. Intendo parlare dello schiacciamento accidentale di un dito che può avvenire quando chiudiamo una porta o per una martellata. Il nostro comportamento è assai semplice: tutti mettiamo il dito sotto l'acqua fredda, oppure subito dopo lo mettiamo in bocca oppure agitiamo la mano. Tutte queste nostre azioni hanno lo scopo di confondere e annullare i segnali dolorosi. La stimolazione elettrica parte dallo stesso principio: quello di confondere e di frastornare i segnali del dolore con l'emissione continua d'impulsi elettrici che finiscono per annullare il dolore, sia cervicale o della zona lombare. Due ricercatori canadesi circa vent'anni fa trovarono il metodo di impiantare elettrodi che rispondevano a segnalazioni elettriche con risultati assai interessanti, perché evitavano problemi al fegato. L'impianto di elettrodi adesso è diventato sempre più sofisticato tanto che possono essere situati in altre localizzazioni eliminando, ad esempio, il tremore del Parkinson. Possiamo così combattere anche i dolori dell'ictus che accompagnano, in alcuni casi, la perdita di mobilità. Un trattamento sempre più richiesto è quello, ad esempio, per lo stiramento dei nervi della spalla, causato dalle cinture di sicurezza nelle auto, le quali anche se ci salvano da eventi ben più gravi e catastrofici, spesso determinano inconvenienti e i fastidi che possono durare anche a lungo». Ma come mai in Italia la lotta contro il dolore, è in ritardo rispetto agli altri paesi? «Tutte le misure per risolvere questo problema non sono nate in forma organica. I problemi del dolore sono stati delegati agli anestesisti mentre solo da poco tempo si è raggiunta la certezza dei centri specialistici, devono essere di competenza di diverse professionalità, come appunto gli anestesisti, gli oncologi, i neurochirurghi e gli psicologi. Unendo queste professionalità e aggiungendo le moderne tecniche della neuromodulazione è possibile ottenere risultati certamente migliori. Un grande apporto è stato dato dalla campagna dell'attore Jerry Lewis, il quale, per aver riportato un notevole trauma per una caduta su un cavo d'acciaio, era vittima di dolori selvaggi dai quali è riuscito a uscire, grazie alla neurostimolazione. Anche grazie a lui, adesso, possiamo combattere e affrontare il dolore con maggiori mezzi e una diversa consapevolezza».

Fonte: Il Tempo


.:.*.soniaje 's dream .*.:.
.:.*.scritto il venerdì, 20 novembre 2009.*.:. alle novembre 20, 2009 16:51.*.:.
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Nella Categoria: parliamo anche di






.:.*.:.*.C'è dolore e dolore!.*.:.*.:.


C'è dolore e dolore!

Il dolore è un segnale molto importante di un allarme fisiologico, una difesa naturale fondamentale per la sopravvivenza di un organismo vivente. E’ un messaggio che il corpo invia al cervello per fargli sapere che una parte dell’organismo manifesta un problema. La dott.ssa Valentina Bellato, responsabile della sezione della Terapia del Dolore, presso l’Unità Operativa di Anestesia e Terapia Intensiva Generale diretta dal dott. Giovanni Bordone, da anni si occupa di terapia del dolore e ci introduce in un argomento spesso poco conosciuto, di cui affronteremo i vari aspetti nel corso delle prossime settimane.

Il dolore è un segnale?
“Il dolore è un importantissimo segnale di allarme fisiologico, una difesa naturale fondamentale per la sopravvivenza dell’organismo. E’ un messaggio che il corpo invia al cervello per fargli sapere che c’è una parte dell’organismo che manifesta un problema. Per esempio il dolore nel toccare un oggetto molto caldo ci costringe a ritirare velocemente la mano che non subisce così gravi ustioni ed il mal di schiena dopo aver sollevato pesi eccessivi ci costringe a metterci a riposo. Il dolore è sempre legato ad una causa, ma spesso questa non è così evidente, spesso è sconosciuta o sottovalutata”.

Cosa fa un terapista del dolore?
“Il “Terapista del Dolore” è un Anestesista Rianimatore e possiede le conoscenze fisiopatologiche, le tecniche ed i farmaci per trattare il dolore, la sua funzione è quella di indagare le cause del dolore qualsiasi sia la malattia che lo provoca . Il terapista del dolore ascolta il malato, perché è egli stesso a condurlo alla giusta interpretazione del suo dolore ed una precisa e dettagliata descrizione del dolore ( il dolore infatti può essere: somatico, viscerale, neuropatico, intenso, lieve, sordo, acuto, bruciante, notturno, diurno, periodico, persistente,  cronico, circoscritto, irradiato eccetera ) permette al terapista di interpretare correttamente i messaggi del corpo e quindi di fare diagnosi”.


 
Quando diventa utile l’aiuto di un terapista del dolore?
“I motivi per cui un paziente dovrebbe rivolgersi a questo specialista è ricercare la causa del suo dolore e il più precocemente possibile iniziare una adeguata terapia.
Esistono, per esempio dolori che noi consideriamo sporadici: un semplice mal di testa che insorge 4 volte al mese, non è in realtà un dolore sporadico, ma un messaggio che ci arriva con un evidente regolarità; il corpo ci sta avvisando insistentemente di qualcosa. Un dolore molto acuto, resistente agli analgesici, spesso necessita, per essere compreso, di un medico specializzato nella conoscenza del dolore; lo stesso accade per il dolore conseguente ad un intervento chirurgico per il quale un terapista del dolore può essere fondamentale per interpretare correttamente il segnale del dolore e quando questo diventa “ allarmante e pericoloso”; può capitare, che il dolore continui, pur avendo eliminata la causa, siamo in presenza, in questo caso di un dolore cronico che è diventato esso stesso la vera malattia.
In ogni caso e in ciascuna di queste situazioni il “Terapista del dolore” conosce approfonditamente la varietà dei  sintomi, delle cause e delle terapie più appropriate”.

Quali sono i rischi di un dolore non curato?
“Il primo rischio è la cronicizzazione. Il dolore diventa una malattia che nel corso del tempo può anche cambiare caratteristiche e rendere la diagnosi ancora più difficoltosa.
Nel “sistema informatico” del nostro corpo, il dolore ha la priorità su tutto fino ad impedire di fare qualunque cosa: di mangiare, di bere, di dormire e di relazione. In questi casi la qualità di vita diviene inaccettabile e inevitabilmente si instaura un stato depressivo o ansioso grave che deve essere valutato e trattato contestualmente al dolore”.

A cura di Federica Rosazza
 
 
 


.:.*.soniaje 's dream .*.:.
.:.*.scritto il venerdì, 13 novembre 2009.*.:. alle novembre 13, 2009 09:33.*.:.
.:.*. Lasciami dei commenti .*.:.


Nella Categoria:






.:.*.:.*.EMICRANIA NELLE DONNE CON ENDOMETRIOSI.*.:.*.:.


Nel numero di dicembre 2004 (1) di Human Reproduction abbiamo pubblicato uno studio, con il quale abbiamo dimostrato che le donne affette da endometriosi hanno un più alto rischio di soffrire di emicrania. I risultati preliminari di questa ricerca sono stati presentati al congresso annuale dell’American Society for Reproductive Medicine, che si è svolto a Filadelfia nell’ottobre 2004.
Il nostro gruppo di ricerca ha preso in esame 133 pazienti affette da endometriosi ed un gruppo di controllo composto da 166 donne; tutte queste donne sono state sottoposte a laparoscopie per la diagnosi ed il trattamento di cisti ovariche, neoplasie uterine benigne, dolore pelvico ed infertilità. Tutte le pazienti, che hanno riferito di aver avuto almeno un attacco di cefalea nell’ultimo anno, sono state visitate da un neurologo specialista in cefalea che ha diagnosticato e classificato la cefalea secondo i criteri proposti nel 1988 dall’International Headache Society (IHS) (2).
Nella nostra popolazione, un terzo delle pazienti affette da endometriosi lamentava emicrania (e più del 13% riferiva la presenza di aura prima dell’insorgere della cefalea); tale prevalenza dell’emicrania è risultata significativamente maggiore rispetto a quella osservata nel gruppo di controllo, in cui solo il 15% dei soggetti lamentava emicrania.
Le pazienti affette da endometriosi non hanno attacchi più frequenti o dolore più intenso rispetto al gruppo di controllo con emicrania ed, e l’intensità dei sintomi non è correlata alla severità dell’endometriosi. Le pazienti affette da endometriosi hanno riferito un’età più precoce d’insorgenza dell’emicrania rispetto ai controlli, 16,4 anni contro i 21,9 anni.
È stimato che il 5% delle donne in età riproduttiva sia affetto da endometriosi e che, Europa e negli Stati Uniti, una percentuale compresa tra il 15% ed il 19% delle donne in questo gruppo di età soffra di emicrania. Alla luce dei dati emersi dal nostro studio, circa 2 su 100 donne in età riproduttiva potrebbero essere affette da entrambe queste condizioni morbose.
Dai dati del nostro studio emergono alcune considerazioni. Le donne affette da emicrania spesso non si rivolgono allo specialista più appropriato; è stato, ad esempio, riportato che più di 4 su 5 pazienti che si sono rivolte ad un medico per i loro attacchi di cefalea non si sono rivolte ad un neurologo o ad uno specialista in cefalea. Invece, si sono affidate al loro medico di base o al loro ginecologo. Nel nostro studio circa il 27% delle donne affette da endometriosi ed il 24% dei controlli è stato visitato da uno specialista in cefalea e questo basso tasso di diagnosi di emicrania ha avuto come risultato bassi tassi di ricorso a trattamenti specialistici.
L’aumentata incidenza di emicrania nelle donne con endometriosi è stata successivamente confermata da uno studio condotto nel Medical College dell’Ohio, negli Stati Uniti (3).
Tutti i ginecologi dovrebbero sempre chiedere alle loro pazienti con endometriosi nota o sospetta se soffrono di cefalea. Se tale patologia è presente, dovrebbe essere fortemente consigliata una valutazione da parte di un neurologo. Quando endometriosi ed emicrania sono contemporaneamente presenti, ciascuna condizione morbosa esercita un significativo effetto negativo sulla qualità della vita della donna. Con una diagnosi ed una terapia adeguate si possono ridurre notevolmente il dolore ed i sintomi associati all’emicrania.
Si sa che l’emicrania, ed in particolare l’emicrania con aura, è un fattore di rischio per insorgenza di ischemia cerebrale in donne in età riproduttiva. Sebbene il rischio assoluto di ictus sia estremamente basso, è importante che le donne affette da endometriosi in terapia ormonale siano studiate per quanto riguarda l’emicrania e la diagnosi dovrebbe essere posta da uno specialista in cefalea. Se l’emicrania si sviluppa o aumenta durante la terapia stessa, può essere prudente cambiare la terapia ormonale.

Fonte: Dott. S. Ferrero
Bibliografia
1. Ferrero S, Pretta S, Bertoldi S, Anserini P, Remorgida V, Del Sette M, Gandolfo C, Ragni N. Increased frequency of migraine among women with endometriosis. Hum Reprod 2004;19:2927-2932.
2. Headache Classification Committee of the International Headache Society. Classification and diagnostic criteria for headache disorders, cranial neuralgias and facial pain. Cephalalgia 1988;8:1-96.
3. Tietjen GE, Conway A, Utley C, Gunning WT, Herial NA. Migraine is associated with menorrhagia and endometriosis. Headache 2006;46:422-428.


.:.*.soniaje 's dream .*.:.
.:.*.scritto il giovedì, 05 novembre 2009.*.:. alle novembre 05, 2009 17:07.*.:.
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Nella Categoria: parliamo anche di







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