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Ciao a tutte! 
Ho 22 anni e la mia storia comincia più o meno nel 2001 o meglio da quando ho cominciato a soffrire di dolori mestruali tremendi, che spesso mi costringevano ad andare al pronto soccorso e a fare minuti lunghissimi di attesa fuori le porte perchè dentro erano tutti impegnati con qualcuno che aveva avuto un qualche incidente o che si era rotto una gamba o tagliato un braccio. Ho ancora il ricordo di me appoggiata a mia madre mentre piangevo dal dolore(allora avevo poco più di 15 anni). Una volta dentro mi facevano una ignezione di Toradol e in una ventina di minuti i dolori si calmavano. Negli ultimi anni il toradol avevo imparato a farlo a casa, ma il tempo d'azione si era vertiginosamente alzato fino ad arrivare ad aspettare un'ora e 15 minuti prima che potesse soltanto alleviarsi un pò. I minuti più lunghi della mia vita. Spesso ho avuto bisogno di fare 2 ignezioni in un solo giorno perchè il mal di pancia tornava sempre più forte. Ma apparte questo, il resto del mese stavo bene! :D Ho visto3 ginecologi diversi (dell'ospedale) e tutti mi hanno detto che i dolori mestruali sono una cosa normale e che le microcisti trovate con l'ecografie erano normali nel 65% delle donne. Solo uno di loro mi ha prescritto la pillola, ma purtroppo l'ho presa solo per pochissimi mesi, perchè nel frattempo mi avevano diagnosticato un'epilessia (che ho scoperto solo a luglio 2007 di non avere, avendo ascoltato altri 2 neurologi) e quindi prendendo i barbiturici, la pillola oltre a non fare effetto mi scombussolava tutto. Nell'ottobre 2004 però sono iniziati i problemi più gravi che all'apparenza, non fanno pensare subito all'endometriosi. Questi problemi erano intestinali... ho passato più di un anno e mezzo tra coliche dolorosissime, l'incubo di trovare il bagno occupato, dolori alla pancia dopo che andavo di corpo (anche se normalmente), meteorismo, rapporti sessuali che diventavano sempre più dolorosi e nel frattempo, non mangiando quasi più niente per paura di sentirmi male, sono dimagrita 17 kg. Mi sono rivolta prima ad un gastroenterologo (di un altro ospedale)Che praticamente non mi ha creduto e mi ha detto di tornare a scuola (che nel frattempo avevo lasciato, perchè erano più i giorni che tornavo a casa, che quelli in cui ero presente) perchè non avevo niente. Disperata mi sono rivolta ad un altro gastroenterolo, sta volta privato e ringrazio ancora Dio di esserci andata. Mi sono "beccata" una colonscopia, una gastroscopia che sono risultate entrambe negative. Alla fine ho cominciato a pensare di essere pazza, che i dolori me li facevo venire da sola, perchè fisicamente non avevo motivo di averli. Quest'ultimo medico alla fine mi ha parlato di endometriosi... di cui non avevo mai sentito parlare, e mi ha consigliato di fare un'altra ecografia pelvica e visto che la prima l'avevo fatta qualche mese prima in ospedale e non mi avevano visto nulla, ho optato di ripetere l'altra privatamente. Ed ecco li che finalmente mi trovano una cisti nell'ovaio di destra di 3 cm. Sono stata operata circa 2 mesi e mezzo dopo, ad Aprile 2006. L'intervento (in laparoscopia) è andato bene, ma avevo molte aderenze. Da quel giorno sono stata veramente molto meglio. Ho ripreso a mangiare (e anche qualche kg!) Avrei dovuto prendere la pillola subito dopo, ma si ripresentava il problema dei farmaci x l'epilessia. Per fortuna però che a Luglio 2007, li ho tolti e ho cominciato la terapia ormonale. Ma era troppo tardi...da Marzo quindi 4 mesi prima i sintomi che avevo in precedenza sono tornati, sta volta più forti... Ho passato un'estate terribile, 1 sera si e 2 no stavo seduta in bagno sul water, con dolori atroci, ma quando questi si calmavano rimaneva un forte dolore all'altezza delle ovaie e dietro la schiena. Rasentavo la depressione... non ce la facevo proprio più. La solita ecografia fatta all'ospedale non diceva nulla (ad agosto 2007), mentre quella fatta privatamente esattamente un mese dopo, diceva che avevo un'altra ciste nello stesso punto della prima, ma un pò più piccola (sui 2,3 mm). Il ginecologo mi ha prescritto il danazolo, l'ho cominciato a prendere ad ottobre e con le prime capsule andava già molto meglio. A dicembre la ciste si era rimpicciolita... A gennaio 2008 ho raggiunto il massimo del benessere (non mi sembrava vero... :cry: ) Lo devo prendere fino fino alla fine di marzo quando ripeterò l'eco e la visita dal ginecologo. Ora sto davvero molto bene, ma ho un pò di apprensione per quando smetterò di prenderlo. Ho letto in molti siti che la cura farmacologica funziona,ma spesso il problema si ripresenta dopo qualche mese massimo un anno.
Tra di voi c'è qualcuno che ha usato questo farmaco o anche altri e non gli è più tornato niente?
Scusate x il poema, ma avevo bisogno di sfogarmi. Chi ci circonda, ma non sta sulla nostra stessa barca non può capire fino in fondo come possiamo sentirci, e spesso mi sento sola, anche se ho la mia famiglia vicino e un ragazzo d'oro.
Un abbraccio a tutte voi!
Saqua


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.:.*.scritto il giovedì, 28 febbraio 2008.*.:. alle febbraio 28, 2008 15:28.*.:.
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"Donne che avete intelletto" 8 marzo 2008
Eventi celebrativi della Festa della Donna a Salsomaggiore Terme

Martedì 18 marzo 2008 - ore 21.00 - Sala Mainardi, Palacongressi, Viale Romagnosi n. 7
Incontro "Salute Donna"
 
- "Attualità in tema di infezione da Hpv e vaccinazione preventiva"
Relatrice Dott.ssa Fiorenza Bonini - Ginecologa
 
- "Parliamo di endometriosi"
Relatrice Sonia Fiorini
Presidente Associazione Endometriosi
 
- " Benessere Donna: i benefici delle acque termali"
Relatrice Dott.ssa Antonella Padovani - Ginecologa
Per ulteriori informazioni clicca su:

http://eventi.parma.it/page.asp?IDCategoria=26&IDSezione=94&ID=215419

 



.:.*.soniaje 's dream .*.:.
.:.*.scritto il giovedì, 28 febbraio 2008.*.:. alle febbraio 28, 2008 11:46.*.:.
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Niente panico!

Improvviso, dirompente, lascia sempre un brutto ricordo nella persona che ne viene colpita. È l’attacco di panico, oggigiorno una  patologia sempre più frequente che spesso non si limita ad una sola crisi isolata, ma sfocia in una ben più grave forma chiamata disturbo da attacchi di panico (DAP). La crisi è solitamente caratterizzata da sudorazione, vertigini, vampate di calore, tachicardia, nausea, paura folle e senza spiegazione. La spiacevole sensazione che l’attacco di panico lascia nel paziente spinge questi ad evitare le situazioni in cui la crisi si manifesta più di frequente o in cui l’imbarazzo da essa suscitato rende ancora più difficile il conviverci. Lentamente, quindi, il paziente eviterà, ad esempio, di frequentare determinati luoghi, di uscire da solo, di guidare o viaggiare sui mezzi pubblici.

In Italia, soffrono di questo disturbo soprattutto le donne tra i 15 ed i 35 anni di età in una percentuale tra lo 0,4% e l’1,5% della popolazione nazionale. Il DAP si associa spesso ad altri disturbi dell’umore, quali le fobie semplici, cioè paure irrazionali di avvenimenti che vengono associati allo scatenarsi della crisi, il suicidio, presente nelle persone affette da DAP in maniera più forte rispetto al resto della popolazione, l’abuso di sostanze, quali ansiolitici, ma anche di alcolici, che, invece di migliorare la situazione, la peggiorano, facendo entrare il paziente in un circolo vizioso, e, non da ultima, la depressione, suscitata soprattutto dal non sentirsi più autosufficiente nelle piccole azioni quotidiane, dalla perdita progressiva di interessi, dal senso di inutilità.
La terapia

Terapia comportamentale e  terapia farmacologia, spesso anche associate, rappresentano la soluzione più utilizzata per questo tipo di patologia. Solitamente, la terapia comportamentale si svolge con sedute dallo psicoterapeuta, che possono essere alternate con particolari “compiti a casa”, in cui il paziente viene indotto a riflettere sui sintomi degli attacchi di panico, riportati però ad una dimensione di normalità, in modo che egli stesso smetta di considerarli come indissolubilmente legati alla crisi. Così facendo, lo psicoterapeuta cerca di spezzare il circolo vizioso instauratosi tra sintomi, panico ed auto-limitazioni comportamentali indotte dalla paura di una nuova crisi.
La terapia farmacologica si fonda essenzialmente sulla somministrazione di farmaci specifici quali benzodiazepine, fino a qualche tempo fa regine incontrastate del trattamento farmacologico degli stati d’ansia, antidepressivi ed inibitori delle monoaminossidasi. Tutta la terapia va assolutamente effettuata sotto strettissimo controllo medico (le benzodiazepine, ad esempio, possono indurre dipendenza se l’assunzione è troppo prolungata) e scrupolosa attenzione da parte del paziente, ma i risultati sono apprezzabili.

Se sei vittima di un attacco di panico…

Innanzitutto cerca di fare mente locale sui sintomi pensando che, sebbene siano terrorizzanti, fondamentalmente non sono letali per te e che questo momento terribile passerà in fretta. Cerca di concentrarti su cose reali e su compiti estremamente semplici da portare avanti in questi momenti, in modo che la mente non aggiunga pensieri terrificanti alla situazione che stai vivendo. Se, infatti, non aggiungi immagini che ti mettono paura a quelle che già sperimenti durante la crisi, questa tende a passare più velocemente. Se dai un punto a 1 a 10 alle sensazioni paurose che vivi durante l’attacco di panico, ti accorgerai che quelle che hanno un punteggio alto durano veramente pochi istanti.

…o se sei un familiare

Se sei un familiare di un paziente che soffre di DAP, sicuramente ti troverai ad affrontare situazioni difficili ogni giorno. La tua funzione principale è quella di incoraggiare il tuo familiare e di aiutarlo a cercare un aiuto presso uno specialista. Come puoi incoraggiarlo e supportarlo? Spronalo a razionalizzare la sua paura, sii sempre prevedibile e non cercare di sorprenderlo con atti inconsueti, non incoraggiarlo ad evitare ciò che gli fa paura, ma neanche mortificarlo se non riesce a calmarsi, non trasmettergli più ansia
di quanta ne sperimenti già durante le crisi, ma provare a tranquillizzarlo senza dirgli “Calmati”.

Fonte: Nutrizione Oncologica

 

 



.:.*.soniaje 's dream .*.:.
.:.*.scritto il giovedì, 28 febbraio 2008.*.:. alle febbraio 28, 2008 07:40.*.:.
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L'ira nuoce gravemente alla salute

ROMA - Il buon senso, misto all'esperienza, hanno sempre suggerito che la calma, virtù dei forti, aiuta a vivere bene. Oggi, a riprova, c'è una ricerca americana che dimostra quanto saper tenere a bada la rabbia ha un notevole impatto persino sulla capacità dell'organismo di riprendersi dopo un intervento chirurgico.

Un gruppo di ricercatori dell'Ohio State University ha provocato a un gruppo di volontari delle vesciche su un braccio monitorando l'evoluzione delle lesioni nel corso degli otto giorni successivi. I cento volontari hanno compilato un questionario che esaminava temperamento e modo di esprimere l'ira, precisando se si tende a mostrare all'esterno il proprio stato d'animo (ad esempio urlando o sbattendo porte), oppure ci si mantiene freddi e impassibili anche se si è furibondi.

Negli individui più collerici la lesione ha impiegato fino al quadruplo del tempo a guarire, rispetto ai colleghi più tolleranti. Alle cavie umane, poi, è stato anche richiesto di riempire un questionario per stabilire in quali modi usavano esprimere la rabbia, se si tenevano tutto dentro oppure se reagivano verbalmente con veemenza. Quelli che si innervosivano facilmente mostravano livelli più elevati di cortisolo, l'ormone dello stress, ed erano anche quelli che ci mettevano di più a guarire.

Cosa che, inoltre, causerebbe un effetto a catena. Il rallentamento indotto dallo stress, infatti, può a sua volta aumentare anche la vulnerabilità della ferita nei confronti di infezioni, con ulteriore ritardo nella cicatrizzazione.
Fonte: Diregiovani



.:.*.soniaje 's dream .*.:.
.:.*.scritto il mercoledì, 27 febbraio 2008.*.:. alle febbraio 27, 2008 07:40.*.:.
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IMG_0061Vorrei poter dire che questa creazione è mia ma purtroppo non è così...ho avuto il piacere di mangiare questa meraviglia a Bormio quest'inverno in un hotel...è una specie di tiramisù..veramente ottimo (e direi dato che l'ho anche fotografato...!!)

ho ritrovato questa foto in mezzo alle altre e la volevo condividere con tutti i golosi  :-)

Buona serata a tutti!!

Je



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.:.*.scritto il martedì, 26 febbraio 2008.*.:. alle febbraio 26, 2008 16:05.*.:.
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PREVENZIONE CONTRO GLI ATTACCHI DI PANICO

Paola Vinciguerra, psicoterapeuta, presidente dell’EURODAP, Associazione Europea Attacchi di Panico e Direttore dell’Unità Italiana Attacchi di Panico presso la Clinica Paideia di Roma è circondata da, come li ha ribattezzati lei, “dappisti” (da DAP, Disturbi da Attacchi di Panico). Cura uomini e donne per i quali la vita è resa impossibile dal panico e il numero di questi malati sta crescendo vertiginosamente.
“Il momento socio-politico-economico sta inesorabilmente producendo i suoi danni - spiega la Vinciguerra - e il malessere sta dilagando con i vari sintomi con cui il disagio psichico normalmente si esprime e gli attacchi di panico, insieme alla depressione, stanno diventando un sintomo comune tanto che vengono rappresentati anche nelle fiction televisive”.
“Le persone hanno difficoltà a riconoscere un Dap - aggiunge l’esperta - si pensa, erroneamente, che ognuno di noi, con i ritmi di vita stressanti da sostenere quotidianamente, possa essere colto da cambiamenti di umore improvvisi, da forte ansia accompagnata da battito cardiaco accelerato, da rossori in viso, forte sudorazione e mancanza del respiro. Tutto questo poi seguito da gastriti e cefalee muscolo-tensive. Se non si interviene ci ritroveremo un giorno, inaspettatamente, a rimanere bloccati in una stanza, colti dal terrore di uscire, di socializzare, di vivere. Questa è la situazione estrema in cui i piccoli attacchi di panico sono diventati grandi, perché non curati e non riconosciuti”.
“E’ necessario fare prevenzione - afferma la psicoterapeuta che collabora con la Cattedra di Neurologia dell’Università La Sapienza di Roma - Non a caso infatti si sta introducendo il nuovo concetto di psicologia che non è curare ma prevenire ed educare. In America si destinano fondi alla ricerca della nuova psicologia ed in Inghilterra al Wellington College di Crowthorne è già divenuta materia d’insegnamento.
Nel nostro centro sono già attivi corsi dedicati a questo nuovo approccio di prevenzione.
Il lavoro è basato sull’aumento dell’autostima, sul miglioramento del rapporto empatico con l’altro, della capacità dell’investimento delle proprie energie; si vuole portare il paziente ad individuare le mete personali di felicità, ad accettarsi, ad organizzare il pensiero in forma positiva.
Per arrivare a tutto ciò si usano vari tecniche di bioenergetica, comportamentismo, di rilassamento e di gestione dell’ansia per arrivare a conquistare un reale stato di benessere psico-fisico.
Tutto questo deve divenire uno dei nostri impegni primari, il nostro modo di far fronte alle difficoltà. Sforzarsi ed irrigidirsi non porterà alcun risultato positivo né da un punto di vista pratico nè personale”.

Fonte: Italia Salute



.:.*.soniaje 's dream .*.:.
.:.*.scritto il martedì, 26 febbraio 2008.*.:. alle febbraio 26, 2008 07:30.*.:.
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Salute, al via vaccinazione Hpv per 280 mila dodicenni

Dal 23 febbraio spot su tv e radio per sensibilizzare le famiglie sui rischi del Papilloma virus, responsabile del cancro alla cervice uterina. A marzo la campagna vaccini: interesserà l'intero Paese e garantirà la somministrazione gratuita a tutte le bambine di 12 anni.

Parlano del vaccino contro l’Hpv virus; il tono è sereno e confidenziale, tipico del rapporto tra madre e figlia, con queste immagini parte la campagna di comunicazione per la vaccinazione contro li Papilloma virus (Hpv), responsabile del cancro alla cervice uterina; da domani, 23 febbraio, lo spot sarà trasmesso sui maggiori circuiti televisivi e sulle radio nazionali e locali, lo scopo è sensibilizzare le persone, soprattutto le bambine e le madri, sull’importanza della vaccinazione.

La vaccinazione. La campagna di vaccinazione gratuita partirà, invece, da marzo per concludersi a giugno e interesserà tutto il territorio nazionale. Saranno vaccinate 280.000 bambine nate nel 1997; nel prossimo anno riceveranno la lettera di invito le nate del 1998 e così via per gli anni successivi. In più il vaccino sarà disponibile anche in farmacia, ma sarà indicato solo per le donne che non hanno mai contratto l’infezione causata dall’Hpv virus.

Che cos’è il Papilloma virus. Il cancro alla cervice dell’utero è il primo tumore che l’Organizzazione mondiale della sanità ha riconosciuto come riconducibile a un’infezione; ne è responsabile il Papilloma virus. L’infezione causata dal Hpv virus è frequente nella popolazione femminile, con un'incidenza che arriva al 75%, ma nella maggior parte dei casi l’infezione guarisce da sola; in alcuni casi, invece, si trasforma in tumore. Nonostante l’efficacia delle campagne di prevenzione mediante il pap-test, ogni anno muoiono 1.000 donne per il cancro al collo dell’utero e 3.500 ne sono colpite. Da qui l’urgenza di abbassare il numero dei casi.

La prevenzione. Il vaccino è uno strumento di prevenzione primaria contro il cancro ed è efficace  soprattutto se somministrato in giovane età, perché l’infezione provocata dall’Hpv si  manifesta dopo l’inizio dei rapporti sessuali; è un sistema sicuro che garantirà la protezione contro il 70 % dei virus che causano il cancro, ma dovrà essere affiancato ad altri strumenti di prevenzione. Infatti il restante 30% sarà coperto dallo screening mediante pap-test, che fino ad oggi ha assicurato una protezione dell’80% per le donne che hanno eseguito il test ogni 3-5 anni. Il pap-test è un sistema di prevenzione che rientra nei Livelli essenziali di assistenza (Lea) ed è garantito gratuitamente, ogni tre anni, alle donne con età tra i 25 e i 64 anni.

I finanziamenti. La campagna vaccinale potrà contare su un finanziamento complessivo di 70 milioni di euro: 30 aggiunti dalla Finanziaria 2008 alle
risorse gia' previste per l'erogazione dei Livelli essenziali di assistenza  e 40 dal bilancio del Ministero della Salute.
Un investimento considerevole per arrivare ad una forte riduzione di questa malattia nelle prossime generazioni; intanto un primo importante traguardo per l’Italia poiché, come ricorda il ministro Livia Turco, «Siamo stati il primo paese in Europa ad offrire gratuitamente questo vaccino tramite il servizio sanitario pubblico».

Vai allo speciale sul sito del Ministero della Salute

Fonte: Newsfood

 



.:.*.soniaje 's dream .*.:.
.:.*.scritto il lunedì, 25 febbraio 2008.*.:. alle febbraio 25, 2008 07:49.*.:.
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Nella Categoria: parliamo anche di





.:.*.:.*.giornalino.*.:.*.:.



Qualche tempo fa vi abbiamo chiesto suggerimenti per il titolo del giornalino che abbiamo intenzione di inviare a tutti gli associati...ebbene,non ci siamo dimenticate,stiamo lavorando alla cosa e sicuramente terremo in considerazione tutte le vostre idee,entro la fine dell'anno il progetto prenderà vita!

Grazie ancora a tutti/e!!!!

Sonia e Je



.:.*.soniaje 's dream .*.:.
.:.*.scritto il venerdì, 22 febbraio 2008.*.:. alle febbraio 22, 2008 11:11.*.:.
.:.*. Lasciami dei commenti (11).*.:.


Nella Categoria: come associarsi





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CONTROLLO DEL COLESTEROLO

Il mantenimento di livelli di colesterolo ematico entro i limiti della normalità si associa ad una sensibile riduzione dei casi di ictus cerebrale ed infarto miocardico.

Tale effetto è tanto più importante quanto più è precoce la correzione dei livelli dei lipidi plasmatici e quanto più è giovane la persona.La valutazione del profilo lipidico comprende:

  • Colesterolo totale (CT) soprattutto per valori di poco superiori alla norma non permette una diagnosi precisa senza il dosaggio dei parametri sotto indicati.
  • Trigliceridi (TG) connessi all'introito alimentare di grassi
  • Colesterolo HDL cosiddetto "colesterolo buono", valori elevati (> 35 mg/dl) hanno effetto Protettivo nei confronti di malattie cardiovascolari
  • Colesterolo LDL quota del colesterolo totale associata all'aumentato rischio di malattie cardiovascolari

Fattori di rischio aggiuntivi che influenzano la prognosi del soggetto affetto da ipercolesterolemia:

  • Età maggiore di 45 anni per gli uomini e 55 per le donne
  • Familiarita per cardiopatia ischemica
  • Fumo di sigaretta · Ipertensione arteriosa · Basso colesterolo HDL (<35 mg/dl)
  • Diabete mellito

Classifica dei valori del profilo lipidico secondo il National Cholesterol Education Program (USA)

Livello di LDL (mg/dl) consigliati

Livello di LDL (mg/dl) Richiedente dieta

Livello di LDL (mg/dl) Richiedente dieta + farmaci

senza cardiopatia ischemica < 2 fattori di rischio

< 160

> 160

> 190

senza cardiopatia ischemica > 2 fattori di rischio

< 130

> 130

> 160

con cardiopatia ischemica

 100

> 100

> 130

Fonte: Benessere



.:.*.soniaje 's dream .*.:.
.:.*.scritto il venerdì, 22 febbraio 2008.*.:. alle febbraio 22, 2008 07:39.*.:.
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SALUTE. Dolore cronico: in Occidente ne soffrono oltre 12 mln di donne

Sono 12 milioni le donne che in Occidente soffrono di dolore cronico. E' quanto è emerso da uno studio condotto dall'Associazione Internazionale per lo Studio del Dolore (IASP), presentato questa mattina a Milano, in occasione del convegno "Donne e dolore" organizzato dall'Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna (O.N.D.A).

Dalla fotografia scattata dall'Iasp il dolore cronico - un male invisibile, spesso difficile da diagnosticare e non riconosciuto - colpisce soprattutto le donne. Il 39,6% del sesso femminile infatti soffre di questo problema, contro una percentuale del 31% dell'universo maschile. Le più colpite sono le più giovani, con meno di diciotto anni, e le più mature, di età superiore ai 65 anni. Nell'organismo femminile dunque questo tipo di patologia si sviluppa con una certa facilità, al contrario degli uomini che risultano maggiormente protetti. La differenza è poi ancora più evidente se analizzata in alcune fasce di età: al di sotto dei 18 anni, per esempio, l'esperienza di dolore cronico riguarda il 19,5% dei ragazzi contro il 30,4% delle ragazze; tra gli over 65, riguarda il 23,7% degli uomini contro il 40,1% delle donne.

"Il dolore cronico - ha spiegato il Presidente di O.N.D.A, Francesca Merzagora- è ancora oggi uno dei problemi meno conosciuti e meno affrontati dalla medicina del ventesimo secolo. Il recente appello di centinaia di medici italiani affinché siano riconosciuti i diritti di questi pazienti, è la dimostrazione che c'è bisogno di un nuovo tipo di sensibilità per cominciare a considerare il dolore come un nemico da combattere e non più solamente come accompagnatore di malattie o di terapie. Mentre il dolore si può considerare un campanello d'allarme che segnala una situazione di pericolo ed è fondamentale nella diagnosi di una malattia, il dolore cronico 'inutile', deriva dalla degenerazione della funzione primaria di 'campanello d'allarme', che trasforma il dolore in un sintomo prolungato e lesivo del benessere della persona".

L'attrice italiana Dalila Di Lazzaro, presente in qualità di testimonial del convegno, soffre da molti anni di questa sindrome dolorosa. La Lazzaro ha denunciato come "nelle istituzioni sanitarie italiane manchi l'attenzione necessaria verso questi pazienti".

"Nonostante si tratti di una malattia che spesso riduce all'immobilità - ha spiegato l'attrice - non c'è nessuna forma di assistenza domiciliare: i malati restano quasi sempre abbandonati a se stessi e devono medicarsi da soli oppure sono costretti a recarsi con mezzi propri dal medico o nei pochi centri specializzati. Chi può contare sul sostegno della famiglia ha già un prezioso aiuto, ma per chi vive da solo è una vera tragedia".

Ma il problema non si ferma qui, e nasce da lontano, perché il dolore cronico è un male invisibile agli altri, difficile da diagnosticare e non riconosciuto: possono passare infatti alcuni anni prima che venga identificato e trovata una cura adeguata. Secondo gli organizzatori del convegno, per affrontare concretamente questo problema ci vorrebbero équipe di medici che uniscano le proprie competenze. Lo stesso vale per la ricerca: in molti altri settori della medicina sono stati fatti passi da gigante, sul dolore cronico invece non si è ancora giunti a risultati e cure concrete. A questo proposito, è di oggi una buona notizia diffusa dall'associazione delle imprese del farmaco a margine del convegno. Sergio Dompé, presidente di Farmindustria ha dichiarato che ci saranno sempre più donne negli studi clinici dei farmaci contro il dolore cronico.

"Nella sperimentazione dei farmaci le donne sono poco impiegate, perché soprattutto se in età fertile, con loro serve più cautela" ha spiegato il presidente di Farmindustria, che per cercare di trovare una soluzione al problema si impegna quindi formalmente ad aumentare la presenza femminile nei trial clinici e dedicare alle donne tutta l'attenzione di cui necessitano. "Proprio perché - come ha concluso il presidente di O.N.D.A -le donne vengono in genere curate con farmaci testati soprattutto sugli uomini, senza tener conto delle differenze, anche di tipo ormonale, che possono influire negativamente sulla loro efficacia".

Fonte: Help Consumatori



.:.*.soniaje 's dream .*.:.
.:.*.scritto il giovedì, 21 febbraio 2008.*.:. alle febbraio 21, 2008 07:40.*.:.
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.:.*.:.*.crostata.*.:.*.:.



IMG_0273

CROSTATA DI MARMELLATA

500 GR FARINA 00

120 GR FECOLA DI PATATE

250 GR ZUCCHERO

250 GR BURRO MORBIDO

3 UOVA INTERE + 1 TUORLO

BUCCIA GRATTUGIATA DI UN LIMONE

1 PIZZICO DI SALE

1 BUSTINA DI VANILLINA

1 BUSTINA DI LIEVITO

400-500 GR DI MARMELLATA A SCELTA

Mescolare velocemente gli ingredienti per la pasta frolla.

ungere una teglia da forno diametro  28-30  (io preferisco la carta da forno)

cuocere x 50 minuti a 180 gradi.

p.s. le crepe sulla torta sono dovute al fatto che volevo tirarla via dalla teglia ancora troppo calda...  :-)  a parte l'aspetto un pò "rustico" il sapore è ottimo!



.:.*.soniaje 's dream .*.:.
.:.*.scritto il mercoledì, 20 febbraio 2008.*.:. alle febbraio 20, 2008 15:24.*.:.
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ENDOMETRIOSI: DIETA O TERAPIA ORMONALE PER ALLEVIARE IL DOLORE

Una buona terapia di soppressione ormonale oppure un'accurata supplementazione dietetica possono facilitare il controllo del dolore in donne con endometriosi che non abbiamo ricevuto beneficio da un intervento chirurgico. Almeno questo e' quanto emerso da una ricerca pubblicata sulla rivista Fertility and Sterility.
Lo studio e' stato condotto da un gruppo di ricercatori dell'universita' di Roma Tor Vergata, che hanno valutato l'efficacia postoperatoria di soppressione ormonale o di supplementazione dietetica con vitamine, sali minerali, fermenti lattici e acidi grassi omega 3 e omega 6 rispetto a placebo per sei mesi dopo l'operazione. "A distanza di un anno, entrambi i casi di intervento si sono rivelati piu' efficaci nel placebo nel ridurre la dismenorrea e la dispareunia, con notevole miglioramento della qualita' della vita delle pazienti", hanno detto i ricercatori, coordinati da Francesco Sesti. I dati ottenuti, tuttavia, andranno riconfermati con studi clinicli piu' ampi e di durata maggiore. 
Fonte: Agi/Federfarma


.:.*.soniaje 's dream .*.:.
.:.*.scritto il mercoledì, 20 febbraio 2008.*.:. alle febbraio 20, 2008 07:48.*.:.
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Fibromi uterini

Cos'è

Il fibromioma, più frequentemente conosciuto come fibroma uterino, è un tumore muscolare benigno e frequente dell'utero. Sinonimi sono Mioma, Leiomioma.
Il fibroma è una patologia tipica dell'età fertile e come tale può essere stimolato nel suo accrescimento dalla produzione ormonale ovarica. Infatti con la menopausa si verifica spesso una sua riduzione di volume. Più del 25% delle donne con più di 30 anni sono portatrici di uno o più fibromi, ma meno del 25% di questi fibromi sono accompagnati da  sintomi.
La possibilità che un fibroma possa degenerare in forma maligna è estremamente rara (circa 1 su 1000); tale rischio può essere sospettato di fronte ad un rapido accrescimento di volume riscontrato in occasione di controlli clinici o ecografici. Con la menopausa, cessando la stimolazione ormonale, il fibromioma tende a regredire spontaneamente.

 Come me ne accorgo

Tre volte su quattro il fibromioma viene scoperto durante una visita ginecologia di controllo o un'ecografia. Il sintomo più frequente è l'emorragia uterina che può manifestarsi o con un'abbondanza delle mestruazioni o con sanguinamenti durante il ciclo. In alcune donne, che non si preoccupano dell'aumento delle mestruazioni, può essere rivelatrice di fibroma un'anemia ipocromica.
Molto spesso la presenza di un fibromioma, soprattutto se di grandi dimensioni, può provocare dolore e/o senso di peso al basso ventre o a livello lombo-sacrale. Inoltre, in rapporto a volume e sede del fibroma, possono essere presenti sintomi urinari (stimolo ad urinare frequentemente o talora incontinenza urinaria)
in caso di pressione sulla vescica (che è in stretta vicinanza dell'utero), oppure sintomi intestinali per compressione sul retto con conseguente difficoltà alla defecazione. In alcuni casi la presenza di un fibroma può causare problemi di sterilità.

 Gli esami


Il primo esame che permette di diagnosticare un fibromioma è la normale visita ginecologica: un fibroma molto voluminoso può talora già essere sospettato alla palpazione dell'addome. L'esplorazione vaginale consente di apprezzare l'utero irregolarmente aumentato di volume e di consistenza aumentata. Nella diagnostica dei fibromi uterini è fondamentale l'ecografia: l'ecografia addominale è sempre necessaria per valutare la grandezza e la localizzazione dei fibromi di grandi dimensioni; la via vaginale può esser utile per un'analisi più precisa delle pareti uterine. Il momento migliore per fare un'ecografia è a metà ciclo.

L'ecografia è utilissima nel controllare nel tempo l'eventuale tendenza all'accrescimento dei fibromi. Per studiare meglio la cavità uterina, si rende necessaria l'isteroscopia
e l'isterosalpingografia.

 Cosa aspettarsi


La prognosi dei miofibromi è buona. In caso di gravidanza, le complicanze sono rare, ma si rende necessario un controllo assiduo per precisare le variazioni di volume, la sua sede rispetto all'inserzione della placenta e, a fine gravidanza, rispetto alla posizione del feto. La menopausa provoca, nella maggior parte dei casi, una riduzione di volume dei fibromi.

Che fare


La scelta della terapia dipende da vari fattori: l'eventuale presenza di sintomi e la loro entità, l'età della paziente, l'eventuale desiderio di gravidanze, il volume del fibroma. Per un fibroma non molto voluminoso, in una paziente che non presenta sintomi, può essere sufficiente tenere una condotta di attesa, limitandosi a dei controlli periodici (visita ginecologica ed ecografia ogni sei mesi). Al contrario in una paziente sintomatica vanno fatte delle scelte terapeutiche, che possono essere in alcuni casi di tipo farmacologico, e più frequentemente, di tipo chirurgico.
La terapia farmacologica può essere utile soprattutto per controllare la tendenza all'emorragia e, se necessario, per far fronte al dolore. Non ci si può aspettare però dalla terapia medica la regressione totale del fibroma.

Per dominare la sintomatologia emorragica possiamo disporre di diverse categorie di farmaci:

  • Progestinici: sono particolarmente indicati nel bloccare la menometrorragia e talora riescono anche a ridurre la sintomatologia dolorosa. Solitamente vengono assunti per via orale (in forma di compresse) per 10-15 giorni a ciclo per più cicli, secondo l'indicazione del Ginecologo curante.
  • Danazolo: anche questo preparato è efficace nel controllare le menometrorragie ed inoltre la terapia deve essere protratta per 4-6 mesi e può frenare l'ulteriore sviluppo del fibroma (o dell'utero fibromatoso); si tratta però di un farmaco che presenta effetti collaterali e va somministrato sotto stretta sorveglianza.
  • GnRH analoghi: questi preparati (solitamente somministrati in forma di iniezioni intramuscolari) comportano un blocco temporaneo della attività di produzione ormonale da parte delle ovaie. In questo modo si instaura una sorta di menopausa farmacologica reversibile, in conseguenza della quale si ha una cessazione delle mestruazioni (amenorrea) ed una certa riduzione di volume dei fibromi. Tali effetti però non sono permanenti: dopo la sospensione della terapia può ripresentarsi la precedente sintomatologia emorragica, ed inoltre può riprendere l'accrescimento dei fibromi.

Tale terapia non può essere protratta per un periodo molto lungo a causa dei fastidiosi sintomi di tipo menopausale (ad es. le vampate di calore) e dell'effetto favorente l'osteoporosi che può comportare. Pertanto tale scelta terapeutica viene fatta o in vista di un intervento chirurgico (con l'intento di favorire una riduzione di volume del fibroma per agevolare l'intervento), o in una paziente molto vicina alla menopausa per controllare le menometrorragie fino alla cessazione spontanea delle mestruazioni.

La scelta di una terapia chirurgica si impone nei casi in cui le emorragie
sono frequenti e abbondanti e non c'è stato un beneficio con la terapia medica oppure nei casi in cui il volume cospicuo di un fibroma (o di un utero fibromatoso) crea dolore o disturbi da compressione di organi vicini (vescica e/o intestino). La chirurgia
è necessaria per rimuovere un fibroma che per la sua sede ostacola la fertilità.
Gli interventi
chirurgici sono:

  • miomectomia: semplice asportazione di uno o più fibromi, conservando quindi l'utero.Tale scelta è abitualmente da privilegiare per fibromi di piccole dimensioni e quando la paziente è in età fertile.
  • isterectomia: asportazione totale dell'utero. Tale scelta è più indicata nella paziente in età peri- o postmenopausale, ed in quei casi più complessi come la presenza di miomi multipli e/o voluminosi.

Consigli


Non trascurare un aumento del flusso mestruale e sottoporsi a un controllo ginecologico regolare.

Fonte: Incontinenza Urinaria



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.:.*.scritto il martedì, 19 febbraio 2008.*.:. alle febbraio 19, 2008 09:38.*.:.
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Sul web le agenzie per il turismo procreativo

MILANO - Il 19 febbraio di quattro anni fa viene promulgata la legge sulla fecondazione assistita. Da allora i viaggi di coppie italiane che vanno all'estero per aggirarla sono quadruplicate e i centri medici stranieri si sono organizzati, tanto che, nel 2007, 40 di loro hanno aperto siti web in italiano. I centri Iviá e Ginefiv (Spagna), Eubios (Svizzera), Dcmr (Israele), solo per citare i più noti, hanno pagine internet in italiano, ricche di informazioni.

In Spagna il 25% delle cliniche ha creato sul sito una sezione italiana. L'Osservatorio sul turismo procreativo ha provato a censire questi siti internet e ne ha trovati anche di centri inglesi, danesi, americani e greci. "Il rischio è che nella scelta del Centro straniero prevalga il fai da te - spiega Andrea Borini, presidente dell'Osservatorio -. E i pazienti siano lasciati soli e sottoposti a trattamenti opzionali non necessari".

Nel 2006 le coppie italiane curate in 27 centri stranieri contattati dall'Osservatorio sono state 4.173. Prima della legge 40, le coppie erano in media poco piu' di mille all'anno. "Fra l'altro non tutte vanno all'estero per sottoporsi a pratiche vietate in Italia - sottolinea Andrea Borini -. Molte, dopo alcuni tentativi fatti nel nostro paese, sperano, spesso invano, di risolvere i loro problemi rivolgendosi a cliniche straniere".

Le mete più frequenti della coppie italiane sono Spagna e Svizzera, seguite dal Belgio. In alcune cliniche spagnole i pazienti italiani raggiungono anche il 50% e in una clinica di Lugano, secondo l'Osservatorio, sono circa il 40%.

Dei viaggi per trovare la cicogna all'estero si è parlato a Milano al convegno "Cosa non si fa per i figli: i viaggi per la provetta. Quanti, dove e perche'", organizzato da Sos infertilita' onlus, con il patrocinio della Provincia. "Siamo in un momento particolare - spiega Rossella Bartolucci, presidente di  SOS infertilità - Dopo che il Tar del Lazio ha bocciato le linee guida per l'applicazione della legge 40, eravamo in attesa di quelle nuove dal ministero della Sanità, ma la crisi di governo rischia di lasciare un vuoto preoccupante". (Redattore Sociale)

Fonte: DireGiovane



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.:.*.scritto il lunedì, 18 febbraio 2008.*.:. alle febbraio 18, 2008 08:02.*.:.
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Immagine 186Eccoci ancora quà......guardate un pò cosa hanno fatto le vostre eroine Sonia Evelin Jessica e Arianna martedì sera....??sono andate a sentire un pò di barzellette e a farsi 2 risate....

Buona giornata a tutti!!!!



.:.*.soniaje 's dream .*.:.
.:.*.scritto il venerdì, 15 febbraio 2008.*.:. alle febbraio 15, 2008 08:40.*.:.
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