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SFORMATINI TRICOLORE

 

600 gr patate lesse

250 gr spinaci lessi

300 gr carote lesse

400 gr ricotta

4 uova

120 gr parmigiano grattugiato

1 bustina di zafferano

noce moscata

sale,pepe e burro q.b.

 

Strizzare e frullare gli spinaci,schiacciare le patate e frullare le carote,mettere ognii verdura in una terrina.

-Alle carote unire un uovo,150 gr di ricotta, 40 gr di parmigiano,sale,pepe.

-Agli spinaci unire un uovo,40 gr di parmigiano,150 gr di ricotta,sale,pepe,noce moscata.

-Alle patate unire 2 uova sbattute a parte con lo zafferano,100 gr di ricotta e il parmigiano restante.

Ungere gli stampini e cospargerli di pangrattato.

iniziare con le carote,poi gli spinaci e infine le patate.

Cuocere a 180 gradi a bagno maria x 25 minuti

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.:.*.scritto il giovedì, 31 gennaio 2008.*.:. alle gennaio 31, 2008 09:49.*.:.
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Le aderenze: cosa sono, come si formano, che conseguenze possono avere e, soprattutto, se e come si possono prevenire

La formazione di aderenze in seguito ad un intervento chirurgico addominale rappresenta una problematica di assoluto rilievo sia per il medico che per il paziente in quanto è spesso all'origine di complicanze post-operatorie e altrettanto frequentemente impongono la necessità di un nuovo intervento chirurgico. Esse fanno parte dei normali processi di riparazione tissutale in seguito ad un trauma chirurgico tuttavia se esuberanti possono determinare estese reazioni cicatriziali con formazione di tessuto fibroso che può inglobare tra loro i diversi visceri addominali o determinare tenaci adesioni tra questi ed il  peritoneo. A tale proposito si ricorda come in base alla densità del tessuto fibroso le aderenze possano essere classificate in lievi (trasparenti e vascolarizzate), in genere prive di significato clinico e gravi (dense, tenaci e poco vascolarizzate) spesso all'origine di sintomatologie complesse.
Le stesse possono avere un'estensione localizzata al sito chirurgico od interessare più organi
ed apparati. La loro incidenza dopo intervento chirurgico tradizionale oscilla tra il 55% ed il 100% delle pazienti che sono state sottoposte ad intervento pelvico ricostruttivo e sembra che anche l'utilizzo di tecniche chirurgiche mini-invasive come la laparoscopia
non riduca in maniera sensibile la formazione di aderenze nel sito chirurgico.

Le conseguenze cliniche delle aderenze sono rappresentate da:

  1. Dolore pelvico cronico: è possibile identificare la causa del dolore pelvico cronico nelle aderenze in circa il 13-36% delle donne e spesso le stesse aderenze sono all'origine di dispareunia.
  2. Sterilità: si calcola che circa il 40% dei casi di sterilità nella donna sia causato da aderenze pelviche. Le stesse possono interferire con la fecondazione a causa delle alterazioni anatomo-funzionali che determinano a carico delle tube di Falloppio.
  3. Ostruzione dell'intestino tenue: sicuramente maggiormente frequente in età pediatrica tuttavia in un'indagine condotta su 48 donne affette da ostruzione intestinale acuta il 66% avevano precedentemente subito interventi chirurgici pelvici.
  4. Intervento chirurgico successivo: una delle conseguenze più spiacevoli delle aderenze è la necessità di ricorrere ad un intervento chirurgico successivo di adesiolisi laddove la sintomatologia lo giustifichi.

Alla formazione di aderenze contribuiscono diversi fattori: il trauma meccanico, l'infezione e l'infiammazione che determinano la formazione di fibrina nell'area della lesione e la successiva formazione di tessuto cicatriziale, la riduzione del flusso sanguigno locale ed un inadeguato controllo del sanguinamento nel sito chirurgico.
La prevenzione o la riduzione dell'estensione della reazione aderenziale si basa essenzialmente sull'utilizzo di farmaci che riducano la risposta infiammatoria (corticosteroidi
), sulla prevenzione della formazione di fibrina o sull'induzione della fibrinolisi, sulla separazione meccanica delle superfici esposte, attraverso il posizionamento di una barriera fisica sulla superficie del tessuto danneggiato al fine di impedire il contatto con organi o strutture adiacenti.

Dr. Michele Meschia
Direttore U.O. Ginecologia ed Ostetricia
Ospedale “G. Fornaroli”, Magenta



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.:.*.scritto il giovedì, 31 gennaio 2008.*.:. alle gennaio 31, 2008 08:13.*.:.
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Stitichezza


Rimedi "fai da te"
La “normalità” dell’intestino non significa necessariamente andare di corpo una volta al giorno e, soprattutto, non è consigliabile fare riferimento alla “regolarità” (riferita) degli altri. Infatti la variabilità nella frequenza delle evacuazioni nella popolazione, è notevole.

La stitichezza è un problema solo se il non evacuare quotidiano o il “saltare” qualche giorno sono fonte di effettivo disagio e malessere.

È chiaro che in caso di stitichezza, la prima cosa da fare sarà quella di ripristinare le nostre abitudini precedenti o di aumentare un introito idrico scarso “da sempre”, se anche la stitichezza risulta “da sempre” presente. Una dieta dimagrante stretta o l’abbandono di un’attività sportiva abituale, per esigenze di lavoro o familiari o per semplice pigrizia, non potranno che favorire un certo grado di stipsi.

Nel caso di una stitichezza presente da anni e che non riconosca come causa una recente variazione dietetica o comportamentale, il paziente potrà mettere in atto i seguenti consigli:

  • Fare in modo che la quantità di fibre alimentari introdotte giornalmente sia adeguata. Le fibre alimentari sono componenti non digeribili o solo parzialmente digeribili della nostra dieta che derivano principalmente dai cereali, dalla frutta e dalla verdura e dal pane. Da un punto di vista chimico le fibre sono zuccheri complessi. Alcune sono insolubili in acqua, altre solubili. In particolare le fibre prevalentemente insolubili dei cereali (grano, granoturco, segale, avena, riso, orzo) trattengono acqua, come fossero delle “spugne”, determinando così una maggiore “spinta” da parte della muscolatura intestinale. Quelle prevalentemente solubili della frutta e dei legumi (fagioli, piselli, ceci, fave, lenticchie) stimolano l’accrescimento della flora batterica intestinale concorrendo, insieme a quelle insolubili, ad aumentare la massa fecale. Si ritiene che la quantità giornaliera adeguata di fibre dovrebbe complessivamente oscillare tra 20 e 30 grammi al giorno.
  • Le fibre vanno accompagnate da abbondante introito di acqua o comunque di liquidi. Se si ricorre alla crusca grezza, ad esempio, bisogna bere almeno un bicchiere d’acqua dopo una quantità corrispondente a 2-4 cucchiaiate (cucchiai da brodo). Un generoso introito di acqua è comunque utile non tanto perché l’acqua bevuta raggiunga il colon (viene infatti assorbita in gran parte ben prima), ma perché il tono della muscolatura intestinale responsabile dei movimenti propulsivi è meno valido in caso di disidratazione.
  • Meglio evitare di sdraiarsi subito dopo mangiato. In posizione supina lo svuotamento gastrico, infatti, è significativamente rallentato.
  • Nonostante non sia chiaramente dimostrabile un diretto rapporto tra movimento fisico e regolarità dell’evacuazione, si ritiene consigliabile svolgere quotidianamente una discreta attività fisica, anche se non necessariamente sportiva.
  • Ricordarsi sempre che non si deve mai rimandare l’evacuazione quando si avverte lo stimolo e che l’andar di corpo non deve essere un evento frettoloso.
  • Se si “salta” ogni tanto l’evacuazione non occorre fare uso di purganti o lassativi. Se ciò non provoca mal di pancia, o comunque disagio o malessere, si può aspettare un giorno ed anche due. Dopo al massimo due giorni di stitichezza è bene però fare ricorso a lassativi per non “impigrire” ulteriormente l’intestino. Se la defecazione è troppo diradata, il tempo a disposizione dell’intestino per il riassorbimento dell’acqua è maggiore, per cui le feci diventano progressivamente più dure, elemento questo che concorrerà a sfavorire il transito e l’adeguata espulsione delle feci stesse.

Quando consultare il medico
Il curante va sempre consultato quando:

  • la stitichezza mostra di rispondere poco o niente alle direttive ricordate nel “fai da te”;
  • la stitichezza compare improvvisamente senza motivo apparente ed in precedenza l’intestino era invece “come un orologio”, sia per frequenza che per orario;
  • la stitichezza abituale, ben tollerata in passato, comincia ad alterare significativamente la qualità di vita o si associa comunque ad altri sintomi, in particolare a dolore o a febbre o a evidenti modificazioni della forma delle feci. Per esempio, la comparsa di feci strette ed allungate come dei grissini, feci che in precedenza erano formate e di normale forma cilindrica;
  • esistono nella storia familiare malattie importanti, più comuni come il diabete mellito o più rare come ad esempio il megacolon (dilatazione molto pronunciata del colon).


A cura di Giorgio Dobrilla
Primario Gastroenterologo Emerito, Bolzano



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.:.*.scritto il mercoledì, 30 gennaio 2008.*.:. alle gennaio 30, 2008 07:43.*.:.
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CHIRURGIA MININVASIVA COL ROBOT DAVINCI

La chirurgia robotica costituisce la forma più sofisticata di chirurgia mininvasiva.
La robotica supera le difficoltà e le limitazioni della chirurgia laparoscopica permettendo di estendere i benefici della mininvasività ad interventi complessi. La chirurgia minivasiva, infatti, consente ridotte perdite ematiche e di conseguenza minor necessità di trasfusioni, minor dolore postoperatorio, una più rapida ripresa. Tutti i tipi di interventi, soprattutto quelli più complessi, possono, grazie al robot, essere eseguiti con tecnica mininvasiva.
“Credo che la chirurgia minivasiva rappresenti una vera rivoluzione - osserva il Prof. Pier Cristoforo Giulianotti, Presidente MIRA, Direttore della divisione di chirurgia robotica dell’Illinois University di Chicago e Direttore della Scuola Internazionale di Chirurgia Robotica di Grosseto. Il terzo millennio ha iniziato la sua storia, in medicina, con la chirurgia mininvasiva, il cui apice è rappresentato dalla chirurgia robotica. Questa consente ai chirurghi di affrontare gli interventi più complessi della chirurgia generale e di quelle specialistiche, mantenendo la mininvasività. La chirurgia robotica è anche l’inizio della virtualizzazione totale: apre le porte ad un futuro, che è dietro l’angolo, di interventi eseguiti a distanza, fra diverse città in connessione, diversi Paesi, diversi continenti”. In Italia, sottolinea il Prof. Giulianotti, “pur fra molte difficoltà economiche è stato possibile realizzare importanti realtà: a Grosseto, in particolare, è nata una scuola di medicina robotica che è un vero gioiello, una delle poche realtà di questo tipo in Europa. La scuola comprende un laboratorio dotato di un sistema robotico (il robot daVinci) con autorizzazione alla sperimentazione animale da parte del Ministero e di un’aula di video conferenza, collegata via Internet con il resto del mondo”.
Quanto alla diffusione della robotica in Italia, il Professor Giulianotti osserva: “La velocità con cui si diffondono le tecnologie robotiche nella società medica americana è maggiore rispetto a quella italiana, in parte perché il sistema sanitario è strutturato per favorire la competitività degli ospedali e delle organizzazioni sanitarie. Non appena si è avuta dimostrazione scientifica della superiorità della chirurgia robotica, le istituzioni e gli ospedali hanno fatto a gara per rispondere prontamente e in modo qualitativo ad una tale richiesta del mercato. Credo che presto ciò avverrà anche in Italia. D’altra parte, quando è dimostrato che una tecnica è più vantaggiosa di un’altra, si pone anche il problema etico di adeguarsi e di offrire a tutti i cittadini la migliore terapia”.
“I benefici di questo tipo di chirurgia vanno a compensare ampiamente i costi, che sono più elevati rispetto a quelli della chirurgia tradizionale. Grazie al fatto che il decorso operatorio è più veloce, e quindi il paziente può riprendere la sua occupazione in minor tempo, il costo più elevato di questi tipi di interventi viene così ammortizzato. Entro pochi anni l'80-85% della chirurgia 'aperta' sara' effettuato con queste macchine”.
D’altra parte, come evidenzia il Prof. Satava “Il robot è un sistema di informazioni che ha occhi e mani e, dunque, i chirurghi di tutto il mondo non potranno evitare di utilizzare la chirurgia robotica”.
“il pioniere della chirurgia robotica” - così il Prof. Giulianotti definisce il Prof. Garth H. Ballantyne, Hackensack University Medical Center - opera in laparoscopia dal 1991 e definisce questa tecnica “difficile”, e pertanto poco utilizzata e faticosa per il chirurgo, oltre che obsoleta, in quanto la visione in laparoscopia è ancora bidimensionale, mentre la chirurgia robotica consente una visione tridimensionale.
“Questo facilita gli interventi di isterectomia e prostatectomia, e in un futuro sarà possibile utilizzare questa metodica anche nelle chirurgia del retto”, afferma il Prof. Ballantyne.
Per quanto concerne il trapianto del rene la tecnica robotica ha consentito di effettuare diversi interventi dal 2001 ad oggi senza dover ricorrere a trasfusioni di sangue e minimizzando il problema del dolore patito dai donatori.
“Nel caso del cancro del polmone - aggiunge il Prof. Benedetti - con una piccola incisione è possibile rimuovere la lesione tumorale senza dover effettuare l’apertura delle costole; questa tecnica andrà a sostituire all’80% la chirurgia tradizionale”.
Nel caso della chirurgia epatica vi sono enormi vantaggi per il paziente che non dovrà più subire un'incisione sotto-costale della lunghezza di 45 cm ma solo 3 piccole incisioni, con un'importante riduzione delle perdite ematiche e la possibilità di essere dimesso dopo soli due giorni dall'intervento.
In ginecologia, vi sono alcuni campi di applicazione in cui i vantaggi della chirurgia robotica sono particolarmente evidenti. E' questo il caso dell'asportazione del fibroma dell'utero, dell'isterectomia o dell'endometriosi dove si riesce ad operare al meglio, nonostante i campi di applicazione siano ristretti e molto profondi. In ognuno di questi casi, la chirurgia robotica facilita il decorso post-operatorio.
Un caso in cui la chirurgia robotica si rivela particolarmente efficace - talvolta indispensabile - è l'asportazione del tumore all'utero in pazienti affetti da obesità. Le particolari condizioni del soggetto obeso rendono necessario il ricorso alla robotica.
Il dottor Vipul Patel, luminare di fama internazionale in campo urologico, Direttore della robotic and minimally invasive urologic surgery, Ohio State University Medical Center, nel corso della sua carriera di chirurgo, ha compiuto più di 2000 interventi di prostatectomia radicale, utilizzando esclusivamente il sistema robotico daVinci.
L'ultimo intervento è stato eseguito su un uomo italiano di 55 anni, affetto da tumore alla prostata. L'intervento è durato un'ora e dieci e il paziente deambulava già a partire dal pomeriggio ed è stato dimesso due giorni dopo.
La peculiarità di questo intervento si compie nella fase successiva all'asportazione della prostata: è possibile, infatti, ricostruire l'integrità anatomica del sistema deputato alla continenza, con una semplice modifica chirurgica che consente di ottenere una continenza molto più rapida. Questa metodica è stata proposta dall'urologo milanese Rocco ed è stata pubblicata su Riviste Scientifiche Internazionali. I cosiddetti "punti Rocco" o "Rocco Steaches" sono adottati da Vipul Patel e da i più importanti urologi al mondo.

Fonte: Italia Salute




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.:.*.scritto il martedì, 29 gennaio 2008.*.:. alle gennaio 29, 2008 08:03.*.:.
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Malattie Trasmesse Sessualmente (MTS)

Comunemente identificate sotto il nome generico di MTS, le malattie trasmesse sessualmente sono la prima causa di infezione nei paesi occidentali e sono sempre più in aumento. Questo può essere spiegato dal fatto che i costumi sessuali delle popolazioni occidentali sono cambiate negli anni: l'innalzamento dell'età  da matrimonio e i frequenti cambiamenti di partner espongono, adesso più che negli anni precedenti, la popolazione al contatto di microrganismi e, quindi, all'insorgenza di queste malattie.


Le MTS colpiscono uomini e donne di ogni etnia ed età , ma di preferenza aggrediscono i giovani, più esposti al contatto con molteplici e diversi partner sessuali. L'unico modo certo per non contrarre queste malattie è evitare i rapporti a rischio o, per lo meno, utilizzare il preservativo in tutti i tipi di rapporti, siano essi vaginali, anali o orali. Purtroppo, molto spesso queste malattie sono asintomatiche oppure presentano pochi sintomi non ben definiti. Ciò porta il paziente a sottovalutare le prime avvisaglie e li induce a trattare in ritardo, o a non trattare affatto, la patologia. L'asintomaticità , però, non difende il partner dal contagio; è bene, quindi, per chi cambia spesso partner, effettuare dei controlli periodici.

Le donne sono i soggetti più esposti poichè, in mancanza di trattamento adeguato, i virus possono risalire lungo l'apparato genitale ed occludere le tube, provocando gravidanze extrauterine oppure arrivare fino all'utero, causando sterilità , neoplasie del collo dell'utero o la sindrome infiammatoria pelvica. Durante la gravidanza, invece, possono rendere difficile la crescita del feto ed il parto. Nei malati di AIDS, le MTS instaurano un circolo vizioso, poichè, da un lato, queste persone, avendo un sistema immunitario deficitario rispetto al normale, sono più esposti al contagio e, dall'altro, i virus di queste malattie alterando il pH delle mucose genitali, provocano ulcerazioni, e quindi perdite di sangue, facilitando così la trasmissione dell'HIV.

Si possono distinguere le MTS in tre categorie fondamentali: le malattie a trasmissione sessuale quasi esclusiva, quelle a trasmissione sessuale non esclusiva ed infine quelle a trasmissione sessuale poco frequente. Rientrano nella prima categoria infezione da Chlamidya, la sifilide, la gonorrea, la triconiasi, L'herpes genitale, il papilloma virus. Alla seconda categoria appartengono l'HIV, l'epatite B, il citomegalovirus; alla terza la candidosi e lepatite C.

Fonte: Paginemediche



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.:.*.scritto il lunedì, 28 gennaio 2008.*.:. alle gennaio 28, 2008 07:51.*.:.
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BUON FINE SETTIMANA A TUTTE!

Jessica e Sonia



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.:.*.scritto il venerdì, 25 gennaio 2008.*.:. alle gennaio 25, 2008 17:55.*.:.
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Salute umana: nuove prospettive per la cura del Parkinson
TERAMO. Interessate patologie come Alzheimer, Parkinson, sclerosi multipla, obesità e infertilità. Studiosi dell’ateneo teramano nel team di ricercatori

La prestigiosa rivista Nature Neuroscience ha pubblicato una ricerca italiana che potrebbe rimettere in discussione alcuni meccanismi fondamentali che regolano la trasmissione nervosa e il trattamento delle sue disfunzioni.
La ricerca si è focalizzata sulle alterazioni del sistema endocannabinoide (molecole presenti nei tessuti periferici e nel cervello con azione di neurotrasmissione) e sull’azione svolta da due neurotrasmettitori implicati sia nelle tossicodipendenze, sia nelle malattie infiammatorie e degenerative del cervello.
La ricerca è il frutto di una stretta collaborazione tra il Dipartimento di Scienze Biomediche Comparate dell’Università di Teramo, diretto dal professor Mauro Maccarrone, e due laboratori della Fondazione Santa Lucia di Roma: quello di Neurochimica dei lipidi, diretto sempre da Maccarrone, e quello di Neurofisiologia, diretto dal dottor Diego Centonze.
Lo studio ha coinvolto anche i Dipartimenti di Neuroscienze e di Medicina sperimentale e Scienze biochimiche dell’Università di Roma “Tor Vergata”.
Inoltre, lo studio si è avvalso del supporto del prestigioso istituto di ricerca americano “The Scripps Research Institute”, che ha messo a disposizione dei ricercatori italiani un modello di topo geneticamente modificato.
La scoperta sugli endocannabinoidi condotta dagli studiosi italiani, tra cui spiccano ricercatori del Corso di laurea in Biotecnologie dell’Ateneo teramano, comporta una radicale rivisitazione delle azioni svolte da questi fondamentali neurotrasmettitori ed apre interessanti prospettive per lo sviluppo di nuovi farmaci contro patologie nervose quali il morbo di Alzheimer, il Parkinson, la còrea di Huntington, la sclerosi multipla o la sclerosi laterale amiotrofica, o periferiche quali l’obesità, la cirrosi epatica o l’infertilità.
Fonte: Primadanoi


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.:.*.scritto il venerdì, 25 gennaio 2008.*.:. alle gennaio 25, 2008 07:44.*.:.
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Papillomavirus, al via la campagna di prevenzione

ROMA - Ogni giorno, in Italia, muoiono 5 donne a causa del tumore al collo dell'utero, 1700 all'anno le vittime. E, sempre ogni giorno, sono diagnosticati 10 nuovi casi, per un totale di 3500 ogni anno. Sono proprio questi numeri a spingere Onda (Osservatorio nazionale sulla salute della donna) a scendere in campo anche quest'anno contro questo tipo di tumore, classificato come la seconda causa di morte, dopo il cancro alla mammella, nella popolazione femminile tra i 15 e i 44 anni. Tante e varie le "armi" usate da Onda per vincere la battaglia: spot televisivi, volantini, convegni e pubblicazioni. Le iniziative, che rientrano tutte nella campagna di prevenzione promossa dall'osservatorio e patrocinata dal ministero della Salute, sono state illustrate questa mattina in Campidoglio dal presidente Francesca Merzagora alla presenza, tra gli altri, del vicesindaco di Roma, Mariapia Garavaglia, del responsabile delle Politiche di prevenzione del ministero della Salute, Donato Greco, delle senatrici Laura Bianconi ed Emanuela Baio Dossi, e della deputata Dorina Bianchi.

"Per raggiungere il maggior numero di donne - spiega Merzagora - le emittenti televisive nazionali trasmetteranno uno spot, realizzato dall'agenzia Lowe Pirella Franzoni, sull'importanza della prevenzione. Tra le iniziative, c'è anche una pubblicazione, che verrà allegata a un settimanale femminile di ampia tiratura, contenente le domande più frequenti sul tema poste dalle donne e le risposte". Inoltre, prosegue il presidente di Onda, "grazie ad un accordo con Esselunga, fino al 26 gennaio, in occasione della settimana europea della prevenzione, in 69 megastore della catena saranno distribuiti volantini divulgativi.


Infine, Pavia, Ancona e Palermo ospiteranno tre convegni regionali sul tumore all'utero e il papilloma virus. È importante - conclude - coinvolgere in un network ginecologi, pediatri e medici generici e bisogna parlare molto del pap test, che resta uno strumento insostituibile per la prevenzione". "La salute - afferma poi Garavaglia - è il crocevia della civiltà di un Paese. Associazioni come Onda suppliscono con impegno e capacità alla deresponsabilizzazione di altri e portano un mattone in più nella costruzione dell'informazione". Secondo Donato Greco, la situazione dello screening per la prevenzione dell'Hpv ha fatto passi da gigante negli ultimi anni, soprattutto nel Sud "dove - spiega - la partecipazione è passata dal 3-4% a oltre il 60%. Con la vaccinazione per le dodicenni, si è creato un diritto esigibile" sottolinea e, riferendosi ai tempi diversi con cui si stanno muovendo le Regioni, ricorda che "l'accordo Stato-Regioni è stato finanziato a dicembre e siamo certi che, risolte le problematiche organizzative da parte delle Regioni e delle Asl, dal primo marzo tutte le dodicenni potranno essere vaccinate".

Pieno appoggio all'operato del ministero della Salute arriva dalla senatrice Bianconi, secondo la quale "dobbiamo sostenere fortemente l'azione della Turco perché è una donna che con coraggio ha investito in un progetto (la vaccinazione per le dodicenne, ndr) di cui forse neanche lei vedrà i risultati. Il costo di questo farmaco, però, è ancora molto alto e mi auguro che, grazie a un tavolo negoziale con le Regioni e i farmacisti, si possa ridurre, così da estendere la vaccinazione anche alle altre donne". Dorina Bianchi, infine, ricorda che "in questa Finanziaria abbiamo stanziato 30 milioni di euro e 40 in quella precedente, così da poter vaccinare 280mila 12enni. Spero che l'esempio della Basilicata, dove la vaccinazione è già cominciata con propri soldi, venga seguito dalla altre Regioni del Sud che, purtroppo, in questa materia hanno sempre un passo più lento".

Fonte: DireGiovani

 



.:.*.soniaje 's dream .*.:.
.:.*.scritto il giovedì, 24 gennaio 2008.*.:. alle gennaio 24, 2008 07:38.*.:.
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Ciao a tutte!

vorrei sapere se qualcuna di voi conosce l'Ospedale Mangiagalli di Milano, chi sono i professori che operano di endometriosi , come vi siete trovati?
Mi hanno consigliato di rivolgermi lì, vorrei delle informazioni al riguardo.
grazie mille

Sara

 



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.:.*.scritto il mercoledì, 23 gennaio 2008.*.:. alle gennaio 23, 2008 15:11.*.:.
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Contraccezione durante l'allattamento

Durante i primi sei mesi di allattamento regolare ed esclusivo al seno l'amenorera da lattazione garantisce un'efficacia anticoncezionale del 97% circa, se richiesta una contraccezione ormonale essa può essere praticata con preparati a base di progestinici, pur a prezzo di perdite ematiche uterine irregolari; sconsigliati invece gli estroprogestinici per gli effetti sulla lattazione.

L’allattamento inibisce l'ovulazione rendendola poco probabile e se essa avviene è spesso seguita da una fase luteale inadeguata determinandosi pertanto un’infertilità temporanea [1]. Quando la suzione è scarsa o poco frequente, perché il bambino inizia i divezzamento, o perché non viene allattato durante la notte, l’ovulazione può avvenire Le indicazioni formulate dalla Conferenza di Bellagio (1988), aggiornate nel 1994, stimano nell’amenorrea da lattazione (LAM) un rischio di gravidanza inferiore a 2% [2-3].
Il metodo LAM è applicabile se sono soddisfatte tutte le seguenti condizioni:


- il bambino ha meno di 6 mesi
- si alimenta esclusivamente al seno
- succhia almeno 6 volte il giorno (l’intervallo tra le poppate deve essere inferiore a 4 ore)
- succhia almeno una volta di notte (l’intervallo tra le poppate notturne deve essere inferiore a 6 ore)
- non si sono verificate perdite di sangue dalla fine della ottava settimana dopo il parto

Se anche una sola delle seguenti condizioni non viene soddisfatta oppure ricompaiono le mestruazioni (capoparto) il LAM non è un metodo cghe può esser considerato affidabile. In tal caso qualora la donna richieda una contraccezione ormonale è possibile far ricorso alla contraccezione progestinica poiché quella estroprogestinica è controindicata [4,5], perché gli estrogeni riducono la produzione di latte e la durata dell’allattamento. Se si impiegano preparati contenenti al massimo 30 microgrammi di estrogeno l'effetto sulla lattazione è meno pronunciato [6]comunque secondo una revisione Cochrane sono necessari ulteriori studi sugli effetti della contraccezione ormonale sulla qualità e quantità del latte materno [7].

 metodi progestinici sono ritenuti compatibili con l’allattamento in quanto in base a risultati di studi osservazionali non sono stati osservate variazioni negative in merito al volume ed alla composizione del latte materno [8] sull’accrescimento del bambino, [8-11]. Uno studio ha mostrato una parziale protezione da perdita di massa ossea per la madre [12] che comunque, è bene ricordarlo, è completamente reversibile in 18 mesi (13) in presenza di una corretta alimentazione e non comporta rischi di fratture da osteoporosi nella postmenopausa, anzi l'allattamento sembra esercitare un ruolo protettivo (14).

La maggior parte degli autori propongono di iniziare la contraccezione progestinica sei-otto settimane dopo il parto, a lattazione stabilizzata, anche se un’introduzione precoce non avrebbe effetti sull’allattamento e sul neonato. I metodi progestinici sono considerati compatibili con l’allattamento dalla American Academy of Pediatrics [6].

I metodi disponibili in Italia sono:
preparati a base di desogestrel detti monopillola o minipillola, spesso gravati da sanguinamenti uterini irregolari *
medrossiprogesterone acetato depot per iniezione i.m.
IUD a rilascio di levonorgestrel

per minimizzare il rischio di sanguinamenti irregolari e di fallimenti anticoncezionali la minipillola va assunta sempre alla stessa ora (la variazione ammissibile è meno di tre ore).

Fonte: SaperiDoc

Bibliografia
1. Van der Wijden C, Kleijnen J, Van den Berk T. Lactational amenorrhea for family planning (Cochrane Review). In: The Cochrane Library, Issue 4. Chichester, UK: John Wiley & Sons, Ltd; 2004 [Riassunto]
2. Bellagio, Italy. Press Release, Dec 1995 family planning method endorsed. Family Health International, World Health Organisation. Washington, DC: Georgetown University, Institute for Reproductive Health; 1995
3. Institute for Reproductive Health. Guidelines: breastfeeding, family planning, and the Lactational Amenorrhea Method – LAM. Washington, DC: Georgetown University; 1994
4. WHO. Improving access to quality care in family planning. Medical eligibility criteria for contraceptive use. 3d ed. Geneva:WHO; 2004
5. AAP Committee on Drugs. The transfer of drugs and other chemicals into human milk. Pediatrics 1994;93:137-50
6.Erwin PC. To use or not to use combined oral contraceptives during lactation. Fam Plan Perspect 1994;26:26-33
7. Truitt ST, Fraser AB, Grimes DA, Gallo MF, Schulz KF. Combined hormonal versus nonhormonal versus progestin-only contraception in lactation (Cochrane Review). The Cochrane Library, Issue 4. Chichester, UK: John Wiley & Sons, Ltd;2004 [Riassunto]
8. Truitt ST, Fraser AB, Grimes DA, Gallo MF, Schulz KF. Combined hormonal versus nonhormonal versus progestin-only contraception in lactation (Cochrane Review). The Cochrane Library, Issue 4. Chichester, UK: John Wiley & Sons, Ltd; 2004
9. Contraception 1994; 40 Suppl 1:S138–51
10. Contraception 1994;50:35-53
11. Contraception 1994;50:55–68
12. Clin Endocrinol 1994;41:739-45
13. Obstetrics & Gynecology 1999;94:52-56


 



.:.*.soniaje 's dream .*.:.
.:.*.scritto il mercoledì, 23 gennaio 2008.*.:. alle gennaio 23, 2008 07:50.*.:.
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Aborto spontaneo

Che cos'è

Per aborto si intende la interruzione della gravidanza prima del 180 (25 settimane e 5 giorni) giorno di amenorrea, cioè dalla data di inizio dell'ultima regolare mestruazione.
E' da distinguere l'aborto spontaneo, dovuto a cause naturali e senza il concorso di fattori esterni di ordine meccanico, chimico o strumentale, e l'aborto provocato, cioè dovuto all'azione di cause esterne (terapeutico).

Eziopatogenesi

Alcune delle cause dell'aborto sono note da tempo; recentemente, grazie ai più moderni mezzi diagnostici, si sono andate precisando nuove e più complesse cause di cui tratteremo in modo approfondito.

Cause ovulari-genetiche

Agiscono principalmente nel primo trimestre della gestazione, e sono le maggiori responsabili di aborto spontaneo. Gli aborti spontanei vanno visti in gran parte come un meccanismo regolatore della natura: tramite essi si ha la garanzia che la nascita di un bambino malformato costituisca un evento relativamente raro.

Alterazioni strutturali dell'apparato genitale
Possono essere congenite o acquisite e si distinguono in:

  • ipoplasia uterina;
  • utero subsetto o bicorne;
  • sinechie;
  • fibromiomi;
  • retroversione fissa;
  • incontinenza cervicale primitiva (rara) o secondaria ad  interventi sul collo dell'utero.

La maggior parte di queste situazioni gioca un ruolo indiretto nella patogenesi dell'aborto, in quanto esse sono causa di alterata vascolarizzazione con conseguenti anomalie di impianto e di nutrizione dell'uovo.

Cause endocrine

  • insufficienza luteale;
  • iperandrogenismi;
  • distiroidismi.

Cause placentari

  • insufficiente sviluppo del trofoblasto
  • degenerazione molare o corionepiteliomatosa del trofoblasto

Cause materne

Le cause materne generali di aborto comprendono le malattie infettive acute e croniche.
Particolare menzione in tal campo merita l'appendicite, che frequentemente dà  luogo all'aborto per propagazione dei germi alla parete uterina ed all'uovo. Hanno pure importanza le malattie del ricambio tra le quali il diabete, le deficienze alimentari.

Diagnostica


La diagnostica è essenzialmente ecografica.

I criteri ecografici che permettono di valutare l'andamento di una gravidanza sono numerosi, ma solo alcuni sono effettivamente determinanti.

Il dosaggio della bHCG ha significato prognostico per la gravidanza fino alla 12° settimana. Un basso tasso di HCG è indice di aumentata tendenza all'aborto, mentre valori molto alti devono far sospettare una degenerazione molare o corionepiteliomatosa.

Forme cliniche


Aborto inevitabile o in atto, aborto incompleto, aborto ritenuto.
L'aborto si distingue in completo quando viene espulso l'intero prodotto del concepimento ed incompleto allorchè una parte dell'uovo (di solito il feto) viene espulsa, mentre un'altra parte (di regola il corion placentare) viene ritenuta in cavità  uterina.
Si parla di aborto ritenuto allorchè si verifica la morte dell'uovo senza la sua espulsione dalla cavità  uterina. Clinicamente le contrazioni uterine e quindi i dolori sono intensi come anche l''emorragia, soprattutto quando esiste dilatazione del collo o si reperta l'uovo già  staccato.
La diagnosi si basa sull'obiettività  clinica e l'ecografia. La terapia è chirurgica e consiste nella dilatazione del canale cervicale e successiva revisione della cavità  uterina. In alcuni casi di aborto ritenuto è possibile indurre il travaglio utilizzando le prostaglandine.

Minaccia d'aborto

Si definisce la situazione clinica caratterizzata, in una paziente gravida, da una perdita ematica dai genitali, solitamente intermittente, non profusa, accompagnata o meno da dolori pelvici e lombosacrali. Il volume dell'utero corrisponde in genere all'epoca di amenorrea, il collo presenta le caratteristiche gravidiche, il canale cervicale è chiuso. Occorre valutare la vitalità del prodotto del concepimento mediante ecografia.

Trattamento


Minaccia d'aborto: un aspetto particolarmente delicato del problema è rappresentato dall'atteggiamento da tenere di fronte ai casi di prima minaccia d'aborto. Infatti data la maggiore frequenza dell'eziologia genetica come causa del primo aborto spontaneo di una donna, ci si chiede se non sia preferibile lasciar evolvere naturalmente questo evento.

L'unico trattamento che, probabilmente, può avere un certo significato è quello indirizzato ad inibire le contrazioni uterine e quindi la espulsione prematura dell'embrione.
Solitamente si prescrivono:

è 

  • riposo a letto: ovviamente se il prodotto del concepimento mostra una buona vitalità, indagata con l'ecografia. Il riposo a letto indurrebbe un aumento del flusso ematico nel distretto utero placentare ed eviterebbe le contrazioni uterine riflesse;
  • progesterone naturale: fl; 1 fiala i.m. a giorni alterni per 3 giorni;
  • E' importante sottolineare come l'aborto sia da considerarsi una gravidanza iniziata male e che necessariamente doveva interrompersi.

Gli aborti clinici rappresentano circa il 30% delle gravidanze e quelli biologici il 60%.
Ciò sta a significare che a volte un sanguinamento, che la donna considera come una mestruazione, in realtà è un aborto del quale non ne avrà  mai coscienza.
L'aver avuto un aborto nella maggior parte dei casi non ha nessuno significato per le gravidanze successive, pertanto non deve creare un'ansia ingiustificata sulla possibilità  di avere un figlio. Solo in caso di aborti ripetuti sarà  necessario eseguire esami atti a svelare l'esistenza di una causa.

Fonte: Pagine Mediche





.:.*.soniaje 's dream .*.:.
.:.*.scritto il martedì, 22 gennaio 2008.*.:. alle gennaio 22, 2008 09:54.*.:.
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Oltre 50% donne con cancro seno oggi può guarire
Roma - Oggi oltre il 50% delle donne a cui viene diagnosticato in fase precoce un cancro al seno può guarire. Una percentuale che in alcuni casi sale anche al 90%, a seconda del tipo di tumore. Parola di Luca Gianni, direttore dell’oncologia medica dell’Istituto nazionale tumori di Milano. “In generale le probabilità di guarigione superano il 50% -spiega - ma è importante diagnosticare in tempo la malattia”.

Dati alla mano, comunque, “assistiamo nel mondo a una generale riduzione della mortalità, anche grazie all’attenta sorveglianza delle lesioni pre-maligne. Intervenendo su di esse -assicura l’oncologo- è possibile ‘togliere fiato’ al possibile futuro tumore del seno”. Nonostante le buone notizie in termini di guarigione e sopravvivenza, certificate dai ricercatori di tutto il mondo, avverte Gianni “dobbiamo però dire con chiarezza che dalla medicina non dobbiamo aspettarci risultati miracolosi. Ciononostante i dati di oggi ci mostrano miglioramenti globali impensabili solo dieci anni fa”.




.:.*.soniaje 's dream .*.:.
.:.*.scritto il lunedì, 21 gennaio 2008.*.:. alle gennaio 21, 2008 08:05.*.:.
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Buon week end a tutti!!!!!!!!



.:.*.soniaje 's dream .*.:.
.:.*.scritto il venerdì, 18 gennaio 2008.*.:. alle gennaio 18, 2008 17:50.*.:.
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Uno "sputo" ti salvera'. Potrebbe essere questo lo slogan, ironico, da adottare per il progetto sperimentale per lo screening della malattia celiaca condotto dal dipartimento di Pediatria della Sapienza, in collaborazione con l'assessorato alle politiche della Famiglia e dell'Infazia del comune di Roma, i cui primi soddisfacenti risultati sono stati presentati questa mattina in Campidoglio dall'assessore Lia Di Rienzo.

Per cercare di contrastare la celiachia, un'intolleranza permanente al glutine, da cui e' affetto circa l'1% della popolazione, che causa alterazioni dell'intestino e che nei bambini e' difficilmente diagnosticabile, e' stato, infatti, messo a punto un metodo innovativo, caratterizzato da un semplice test salivale, grazie al quale e' possibile ipotizzare una diagnosi precoce, fondamentale per porre sotto controllo la malattia.

Una tecnica, spiega Margherita Bonamico, responsabile del centro di riferimento dell'azienda Policlinico Umberto I, "che appare particolarmente indicata per i bambini, a partire da 5 anni, quando la raccolta della saliva viene vissuta come un gioco", e che non necessita "di prelievi ematici, sempre poco graditi nei bambini, e potenzialmente rischiosi per il personale addetto al prelievo".

La ricerca, condotta per la prima volta su 25 scuole elementari di 6 Municipi, e che ha coinvolto oltre 5 mila bambini e famiglie, con un tasso di consenso al prelievo dei campioni biologici di quasi il 90%, ha dimostrato una prevalenza della celiachia nella popolazione scolastica esaminata pari all'1,2% (25 bambini su 3.392 piu' altri 17 gia' conosciuti), tra celiaci gia' noti e celiaci con metodi asintomatici.

Un dato "che rispecchia le stime nazionali" sottolinea Margherita Bonamico, a dimostrazione dell'utilita' "di questo tipo di metodo". Soddisfazione, ovviamente, anche da parte dell'assessore alle politiche per la Famiglia, Lia Di Rienzo, che ha creduto molto nel progetto e che a riguardo parla "di una ricerca che ha funzionato perfettamente e che ha dato i risultati che noi ci aspettavamo".
Ora, aggiunge Di Rienzo, "dobbiamo proseguire con la ricerca, puntando, da 5 mila, a diagnosticare fino a 50 mila bambini".

Fermo restando i contributi da dare all'universita', l'obiettivo, aggiunge l'assessore, "spero si potra' raggiungere in 2 o al massimo 3 anni".

Fonte: Italia News

 



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.:.*.scritto il venerdì, 18 gennaio 2008.*.:. alle gennaio 18, 2008 09:11.*.:.
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Autoesame del seno

In genere l'obiettivo della diagnosi precoce è scoprire in anticipo la presenza di un tumore, per poter intervenire in modo tempestivo, aumentando le probabilità di successo. Questo è vero soprattutto nei tumori della mammella, dove la possibilità di scoprire e trattare in modo tempestivo un nodulo piccolo cambia radicalmente le percentuali di guarigione: attraverso opportuni programmi di screening, modulati in base all'età ed alla familiarità, si riesce diagnosticare il tumore in fase precoce con possibilità di guarigione vicine al 90%. Fino all'80% dei tumori della mammella viene scoperto dalla donna con l'autoesame e l'autopalpazione del seno, un esame che consente di riconoscere noduli anomali e segnalarli al proprio medico. La mammografia può individuare il tumore quando è troppo piccolo per essere identificato attraverso l'autopalpazione.

È necessario acquisire familiarità con il proprio seno e riconoscere le sue variazioni nelle diverse fasi del ciclo mestruale. In questo modo sarà possibile cogliere facilmente eventuali modificazioni nel corso del tempo, in condizioni che dovrebbero essere "normali". È necessario acquisire familiarità con il proprio seno e riconoscere le sue variazioni nelle diverse fasi del ciclo mestruale. In questo modo sarà possibile cogliere facilmente eventuali modificazioni nel corso del tempo, in condizioni che dovrebbero essere "normali".

Bastano trenta minuti, una volta al mese da dedicare alla conoscenza totale dell'intera superficie del vostro seno.

L'autoesame include due momenti:

  • autopalpazione;
  • autoesame allo specchio.

1) L'autopalpazione consiste nel porre un braccio ripiegato dietro la nuca, mentre con il braccio libero si procede a palpare con delicatezza il seno dell'altro lato. Nell'effettuare l'operazione occorre controllare che non ci siano noduli e irregolarità nuovi, rispetto a quelli avvertiti in passato.

2) Quindi, dopo essersi posizionate davanti allo specchio per l'autoesame, controllare che non ci siano irregolarità o alterazioni del profilo e della superficie del seno. Il controllo può essere effettuato osservandosi da diverse posizioni. È opportuno sottolineare che piccole variazioni tra destra e sinistra sono frequenti, l'occhio, quindi, si deve concentrare su eventuali variazioni nel corso del tempo. L'autoesame può iniziare con le braccia distese lungo i fianchi.

3) In seguito si può ripetere l'esame ponendo le braccia allungate sulla testa. Prestare sempre molta attenzione che non ci siano variazioni del contorno del seno, retrazioni della pelle e cambiamenti della superficie.

4) Il controllo successivo della superficie del seno si esegue ponendo le mani sui fianchi, premendo con energia e tendendo i muscoli pettorali contratti.

5) Nell'effettuare l'autopalpazione è fondamentale mettersi in una posizione corretta. Ad esempio, si può procedere ponendo un cuscino sotto la spalla e il braccio dello stesso lato piegato dietro la testa, mentre con il braccio libero si esamina il seno del lato opposto con delicatezza.

6) Nell'eseguire l'autopalpazione la mano deve premere a piatto sul seno, eseguendo movimenti circolari concentrici o movimenti dall'alto verso il basso che permettano di coprire tutta la superficie del seno.

7) Infine, occorre stringere li capezzolo con delicatezza tra pollice e indice per controllare l'eventuale fuoriuscita di sangue o altra secrezione.



.:.*.soniaje 's dream .*.:.
.:.*.scritto il giovedì, 17 gennaio 2008.*.:. alle gennaio 17, 2008 09:39.*.:.
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